Il Vortice di Prospettiva Totale

February 10, 2009 21:27 Tychondriax Add a comment
Fun, H2G2

Il Vortice di Prospettiva Totale elabora l’immagine dell’Universo intero basandosi sul principio dell’analisi della materia estrapolata.
Infatti, dato che tutti i frammenti di materia dell’Universo hanno una precisa relazione con tutti gli altri frammenti di materia dell’Universo, in teoria è possibile estrapolare tutta la vastità del creato (i soli, i pianeti, le loro orbite, la loro composizione e la loro storia economica e sociale) da, diciamo, un pezzettino di torta di mele.
L’uomo che inventò il Vortice di Prospettiva Totale lo inventò soprattutto per fare un dispetto a sua moglie.
Trin Tragula, così si chiamava quest’uomo, era un sognatore, un pensatore, un esperto in filosofia teoretica, o, come lo definiva sua moglie, un idiota.
Lei gli rimproverava incessantemente di perdere una quantità inaudita e spropositata di tempo a osservare lo spazio, a rimuginare sulla meccanica delle spille di sicurezza, a fare analisi spettrografiche di pezzetti di torta di mele.

-Abbi un po’ di senso delle proporzioni!- soleva dirgli, fino a trentotto volte in un solo giorno.

Così lui costruì il Vortice di Prospettiva Totale, giusto per farle vedere che cos’erano le proporzioni.
A un capo del Vortice collegò l’intera realtà estrapolata da un pezzetto di torta di mele, e all’altro collegò sua moglie, sicché quando Trin attivò la macchina lei vide in un solo istante l’immensità infinita dell’Universo e se stessa in rapporto a esso.
Trin Tragula constatò con orrore che lo shock aveva annientato completamente il cervello della moglie, ma constatò anche, con soddisfazione, di avere dimostrato una volta per tutte che se vita dev’esserci in un Universo di tal fatta, l’unica cosa che non può permettersi di avere è il senso delle proporzioni.

Douglas Adams, Ristorante al Termine dell’Universo, 1980.

Il Pesce Babele

February 5, 2009 21:28 Tychondriax 1 comment
Fun, H2G2

Il pesce babele

disse con la sua voce pacata la Guida galattica

è piccolo, giallo, simile a una sanguisuga, ed è probabilmente la cosa più strana dell’Universo. Si nutre dell’energia delle onde celebrali, ma non delle onde celebrali della persona nella quale si trova, bensì di quelle delle persone che le si trovano intorno. Assorbe tutte le frequenze mentali inconsce di tale energia, e si alimenta così. Quindi il pesce Babele, defecando nella mente della persona che lo ospita, espelle una matrice telepatica formata dalla combinazione delle frequenze del pensiero conscio e dei segnali nervosi raccolti dai centri del linguaggio del cervello che le ha fornite. Il risultato pratico di tutto questo è che se vi ficcate un pesce Babele in un orecchio, immediatamente capirete qualsiasi cosa vi si dica in qualsivoglia lingua. La struttura del linguaggio che ascoltate viene decifrata attraverso la matrice dell’onda celebrale che è stata immessa nella vostra mente dal pesce Babele.
Ora, è così bizzarramente improbabile che una cosa straordinariamente utile come il Pesce Babele si sia evoluta per puro caso, che alcuni pensatori sono arrivati a vedere in ciò, la prova finale e lampante della non-esistenza di Dio.
Le loro argomentazioni seguono pressappoco questo schema: “Mi rifiuto di dimostrare che esisto” dice Dio “perché la dimostrazione è una negazione della fede, e senza la fede io non sono niente.”
“Ma” dice l’uomo “il Pesce Babele è una chiara dimostrazione involontaria della Tua presenza, no? Non avrebbe mai potuto evolversi per puro caso. Esso dimostra che TU esisti, e dunque, grazie a questa dimostrazione, Tu, per via di quanto Tu stesso asserisci a proposito delle dimostrazioni, non esisti, Q. E. D. Quod Erat Demostrandum.”
“Povero me!” dice Dio “Non ci avevo pensato!” e sparisce immediatamente in una nuvoletta di logica.
“Oh, com’è stato facile!” dice l’uomo, e per fare il, bis passa a dimostrare che il nero è bianco, per poi finire ucciso sul primo attraversamento pedonale che successivamente incontra.
La maggior parte dei teologi più stimati afferma che tali argomentazioni sono questioni di lana caprina, ma questo non ha impedito a Oolon Colluphid di farsi una piccola fortuna usandole come leitmotiv del suo best seller Cucù! Be’, dov’è andato a finire Dio?
Nel frattempo il povero pesce Babele, avendo eliminato le barriere che impedivano alle varie razze e civiltà di comunicare tra loro, ha provocato più guerre sanguinose di qualsiasi altra cosa nella storia della creazione.

Douglas Adams, Guida Galattica per Autostoppisti, 1980.

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